“Il prossimo bilancio europeo dovrà essere la base di un’alleanza per il futuro”, secondo quanto dichiarato dal presidente del Consiglio europeo, António Costa, che intervenendo mercoledì alla seduta plenaria del Parlamento UE a Strasburgo ha lanciato un nuovo appello agli Stati membri affinché raggiungano un accordo sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034 entro la fine del 2026. Costa ha confermato la presentazione di una nuova proposta negoziale dettagliata in vista del Consiglio europeo straordinario del 26 e 27 novembre. L’obiettivo dell’ex premier portoghese è quello di avvicinare le posizioni dei Ventisette e creare le condizioni per arrivare a un’intesa politica possibilmente già a dicembre, evitando ritardi nell’attuazione del prossimo bilancio pluriennale.
Intervenendo mercoledì durante il dibattito sulle conclusioni del Consiglio europeo della scorsa settimana – caratterizzato da una profonda frattura tra Paesi frugali e sostenitori della coesione -, Costa ha insistito sulla necessità di accelerare il negoziato, ancora segnato dalle divergenze tra gli Stati membri sull’ammontare complessivo delle risorse, sui contributi nazionali e sulle priorità di spesa.
“L’Europa ha bisogno di affidabilità, prevedibilità e stabilità. Per questo dobbiamo approvare un nuovo bilancio entro la fine di quest’anno. È l’unico modo per creare le condizioni necessarie ad attuare il nuovo bilancio a partire dal 1° gennaio 2028”, ha dichiarato.
Costa ha quindi annunciato che presenterà un nuovo quadro negoziale dettagliato, la cosiddetta negotiating box, che sarà discusso nel Consiglio europeo straordinario del 26 e 27 novembre, in sostituzione della proposta presentata lo scorso 10 ottobre dalla presidenza irlandese del Consiglio UE che prevedeva una riduzione complessiva di 141 miliardi di euro rispetto al progetto iniziale della Commissione europea.
“Presenterò una nuova proposta negoziale dettagliata da discutere nel Consiglio europeo straordinario del 26 e 27 novembre, per avvicinarci a un punto di convergenza, probabilmente soltanto a dicembre”, ha spiegato.
Il presidente del Consiglio europeo ha inoltre assicurato che avvierà immediatamente un confronto con la Commissione europea e gli Stati membri, mantenendo uno stretto contatto con il Parlamento europeo, il cui consenso è necessario per l’approvazione definitiva del QFP.
L’appello di Costa arriva in un clima di crescente tensione tra le istituzioni europee sul futuro delle risorse dell’Unione. Da un lato, il Parlamento europeo chiede un bilancio più ambizioso, capace di rispondere alle esigenze economiche e sociali dei cittadini e alle nuove sfide strategiche. Dall’altro, diversi governi nazionali, con in testa la Germania, insistono sulla necessità di contenere la spesa e mantenere i contributi degli Stati membri a livelli sostenibili.
Le divisioni sono emerse anche nel dibattito parlamentare sul bilancio annuale dell’UE per il 2027, distinto dal negoziato sul QFP 2028-2034 ma indicativo delle differenti impostazioni delle istituzioni europee.
Non andare al risparmio sulle nostre priorità
Nel suo intervento, Costa ha ribadito che il futuro bilancio europeo dovrà riflettere le priorità politiche dell’Unione, rispondere alle sfide strategiche e alle aspettative dei cittadini, senza perdere di vista la capacità finanziaria degli Stati membri.
“Non possiamo permetterci di risparmiare sulle nostre priorità. Ma dobbiamo trovare un equilibrio tra le nostre ambizioni e la capacità di finanziarle”, ha sottolineato.
Il presidente ha quindi richiamato uno dei principali nodi del negoziato: la necessità di mantenere i contributi nazionali a un livello ragionevole, garantendo al tempo stesso le risorse necessarie per sostenere i programmi europei.
Per questo Costa ha insistito sulla necessità di introdurre nuove fonti di entrata per il bilancio comunitario.
“È essenziale disporre di un pacchetto equilibrato, equo ed efficace di nuove risorse proprie”, ha dichiarato.
Il tema è particolarmente delicato perché l’introduzione di nuove risorse proprie richiede il consenso unanime degli Stati membri e la successiva approvazione a livello nazionale secondo le rispettive procedure costituzionali.
Il nodo del finanziamento si intreccia con quello della dimensione complessiva del futuro QFP. La proposta della Commissione, pari a circa 2.000 miliardi di euro, ha incontrato le resistenze dei Paesi contribuenti netti, favorevoli a un contenimento della spesa europea.
L’ultima proposta negoziale presentata dalla presidenza irlandese del Consiglio prevede una riduzione significativa degli stanziamenti rispetto al progetto originario della Commissione, nel tentativo di avvicinare le posizioni dei governi. Il documento, tuttavia, non è riuscito a superare le divisioni emerse al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.
Sul QFP Metsola avverte: “Il Parlamento non sarà un mero organo di ratifica”
La difesa della coesione e il ruolo del Parlamento
Uno dei terreni di confronto più delicati riguarda il futuro della politica di coesione, sulla quale sono emerse forti preoccupazioni da parte del Parlamento europeo e degli enti regionali.
La scorsa settimana, la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, ha avvertito che il Parlamento non accetterà di essere ridotto a un semplice organo di ratifica delle decisioni assunte dai governi sul prossimo bilancio pluriennale, rivendicando un ruolo politico nella definizione delle priorità e nella distribuzione delle risorse.
Le preoccupazioni sono condivise anche dalle regioni europee, che temono un ridimensionamento dei fondi di coesione e una maggiore centralizzazione della loro gestione a livello nazionale.
Secondo gli enti territoriali, queste scelte rischierebbero di indebolire il legame tra le politiche europee e le esigenze delle comunità locali, proprio mentre aumentano i divari economici e sociali tra le diverse aree dell’Unione.
Costa ha cercato di rispondere a queste preoccupazioni, ribadendo che il futuro bilancio dovrà rispettare il principio di sussidiarietà e continuare a sostenere le politiche tradizionali dell’UE.
“Un bilancio che rispetti il principio di sussidiarietà deve sostenere i nostri agricoltori, le nostre regioni e le nostre città”, ha dichiarato, richiamando anche la necessità di finanziare le politiche abitative.
Il presidente ha tuttavia insistito sulla necessità di concentrare maggiori investimenti nei settori in cui l’azione comune europea può produrre un valore aggiunto rispetto a quella dei singoli Stati.
Tra questi figurano le tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale e il calcolo quantistico, la transizione energetica e digitale, la protezione delle frontiere esterne, la risposta alle catastrofi naturali e il rafforzamento della difesa collettiva.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al sostegno all’Ucraina, indicato come una componente essenziale della sicurezza europea.
“La sicurezza dell’Ucraina è la prima linea della nostra stessa sicurezza”, ha dichiarato Costa, inserendo il sostegno a Kyiv tra le priorità che il nuovo bilancio dovrà contribuire a finanziare.
Regioni in trincea per il nuovo bilancio dell’Unione: “Non sacrificare la coesione”
Il costo della vita, tra energia e politiche abitative
Nel suo intervento, Costa ha dedicato ampio spazio anche alle preoccupazioni economiche dei cittadini europei, a partire dall’aumento del costo della vita, indicando nella competitività uno strumento indispensabile per sostenere il modello sociale europeo.
“Il costo della vita è al centro delle preoccupazioni europee”, ha affermato, sottolineando la necessità di creare posti di lavoro di qualità, garantire salari migliori e ridurre le disuguaglianze.
Il presidente ha individuato nell’accessibilità degli alloggi e negli elevati costi energetici due delle principali questioni sulle quali l’Unione deve intervenire.
Sul fronte abitativo, ha ricordato di aver portato per la prima volta la questione all’attenzione del Consiglio europeo nell’ottobre dello scorso anno, richiamando le iniziative successivamente sviluppate dalla Commissione per favorire l’accesso ad abitazioni a prezzi sostenibili, soprattutto per le giovani generazioni.
Per quanto riguarda l’energia, Costa ha sostenuto la necessità di affrontare le cause strutturali degli elevati prezzi europei attraverso maggiori investimenti nelle reti, lo sviluppo delle interconnessioni e il miglioramento del funzionamento del mercato elettrico.
Secondo il presidente, l’autonomia strategica europea deve basarsi anche sullo sviluppo delle fonti energetiche disponibili sul territorio dell’Unione, comprese le rinnovabili e il nucleare.
Costa ha tuttavia ricordato che la crisi energetica europea è strettamente legata alle tensioni geopolitiche internazionali, citando le conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz e della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina.

